Frohe Weihnachten!

Tradizioni tedesche e antico germaniche per la festa più amata dell’anno

 Le festività natalizie, con le riunioni di famiglia, i canti e le decorazioni, scaldano il cuore di tutti noi nel bel mezzo del freddo inverno cittadino.

È curioso scoprire come molte delle tradizioni a tutt’oggi perpetuate in buona parte del mondo occidentale abbiano origini più o meno dirette nella storia tedesca e, addirittura, antico germanica.

 

Partiamo dal principio: l’Albero di Natale, splendida conifera decorata con palline colorate, lucine e festoni, fece la sua prima comparsa a Strasburgo, all’epoca territorio tedesco.  Risale infatti al 1605 la prima testimonianza certa relativa a questa festosa tradizione: in un appunto fornito da un cittadino del posto, si legge infatti che “A Natale, a Strasburgo, si preparano alberi su cui si appendono rose di carta colorate, mele, ecc.”

Successivamente la tradizione si diffuse nella Germania protestante e, in seguito, anche in altre parti d’Europa e in Nord America. In Germania la tradizione era probabilmente ben radicata già nel XVIII secolo, tanto che ne fanno cenno numerosi scrittori quali Johann Wolfgang von GoetheFriedrich Schiller e Johann Heinrich Jung-Stilling.

 

Di origine tedesca è anche il noto Calendario dell’Avvento, in tedesco: Adventskalender.

Questa tradizione iniziò infatti a svilupparsi nelle case tedesche nel corso del XIX secolo, quando si usava segnare con il gesso nel pavimento i giorni che mancavano a Natale.

Intorno al 1850 i calendari dell’Avvento iniziarono a prendere la forma attuale. Sempre in Germania, venne stampato nel 1903 il primo calendario dell’Avvento: si tratta del Münchner Weihnachtskalender realizzato da Gerhard Lang.

In seguito, a partire dal 1914, la Germania iniziò ad esser un Paese esportatore di calendari dell’Avvento.

 

Variegata, controversa e ancor più antica è invece l’origine di una delle figure fulcro del Natale, ovvero Babbo Natale: prima della conversione al cristianesimo, il folclore dei popoli germanici e anglosassoni narrava infatti che il dio Odino ogni anno tenesse una grande battuta di caccia nel periodo del solstizio invernale, accompagnato dagli altri dei e dai guerrieri caduti.

La tradizione voleva che i bambini lasciassero i propri stivali nei pressi del caminetto, riempendoli di carote, paglia o zucchero per sfamare il cavallo volante del dio. In cambio, Odino avrebbe sostituito il cibo con regali e dolci. Da qui, probabilmente, lo sviluppo della tradizionale calza appesa al caminetto che, in Italia, si associa invece alla figura della Befana.

 

Un’altra tradizione folclorica delle tribù germaniche racconta le vicende di un sant’uomo (in alcuni casi identificato con San Nicola) alle prese con un demone (che può essere, di volta in volta, un diavolo o un troll) o con un oscuro uomo che uccideva nei sogni (da qui le origini della figura misteriosa del Sandmann del Romanticismo tedesco). La leggenda narra di un mostro che terrorizzava il popolo insinuandosi nelle case attraverso la canna fumaria durante la notte, aggredendo e uccidendo i bambini in modo orribile.

Il sant’uomo si pone alla ricerca del demone e lo cattura imprigionandolo con dei ferri magici o benedetti. Obbligato ad obbedire agli ordini del santo, il demone viene costretto a passare di casa in casa per fare ammenda portando dei doni ai bambini. In alcuni casi la buona azione viene ripetuta ogni anno, in altri il demone ne rimane talmente disgustato da preferire il ritorno all’inferno.

Altre forme del racconto presentano il demone convertito agli ordini del santo, che raccoglie con sé gli altri elfi e folletti, diventando quindi Babbo Natale.

 

Fra storia e leggenda, magia e folclore, molte delle tradizioni ad oggi diffuse e amate in ambito  natalizio trovano nella cultura tedesca e, più in generale, antico germanica buona parte delle loro radici: interessante infine notare come assai poco sia stato reinventato e aggiunto a tutti quei momenti che, tradizionalmente, rendono il nostro Natale un periodo di serena condivisione e vicinanza.

 

 Nadia Franzoni, insegnante di inglese e di tedesco presso Centro Studi Ad Maiora