Going back home

Partire è un po’ morire?! Beh, visione drasticamente triste ma in parte è proprio così: o meglio, partire è un po’ morire e rinascere in una veste diversa, inaspettata. Questo almeno è ciò che, in poche parole, ho raccolto dai miei viaggi finora.

Sono sempre partita per viaggi di medio-lunga durata, sia per motivi di studio che, successivamente, di lavoro e perchè no di piacere carica di aspettative, itinerari, piani e guide. Adoro l’attesa della partenza, i preparativi e tutta la squisita fase informativa che, con ricerche e approfondimenti, mi permette di sentirmi pronta a tutto.

Poi si parte e si arriva in luoghi che solo in parte rispecchiano gli opuscoli e i siti che ho visitato e questo mi elettrizza, ogni volta. E’ come scoprire città, culture e lingue che, sebbene già in parte conosco, esplodono poi davanti ai miei occhi in tutta la loro splendida e soprendente realtà. Negli anni ho compreso che non sono le mete a cambiare ma i miei occhi e i miei sensi che, una volta varcato il confine, si fanno più curiosi e più attenti, permettendomi di vivere esperienze sempre nuove e diverse. Quindi muore all’atterraggio in terra straniera una me inconsapevole per fa rinascere un io più pieno e completo, arricchito di una nuova esperienza.

Solo recentemente però mi sono resa conto di quanto anche il rientro in Italia sia parte integrante del viaggio, un momento fondamentale senza il quale si rischia, secondo me, di perdere la lucidità necessaria a fare davvero tesoro dell’esperienza-viaggio.

Vi siete mai soffermati a pensare a quail siano, durante un viaggio di lunga durata, gli aspetti della vostra vita quotidiana in terra natale a mancarvi di più? Nei miei anni in Germania ho sentito l’estremo bisogno di farmi un caffè con la moka (attenzione, non solo di berlo ma anche di prepararlo): Non a caso ho chiesto ai miei genitori di spedirmene una e quando sono andata in posta a ritirare il pacco mi tremavano le mani dall’emozione. Per non parlare delle lacrime che solcavano il mio viso sorridente quando ho aperto la confezione di caffè a completamento del regalo di famiglia e ho sentito il profumo di casa.

Non di meno mi mancava la possibilità di parlare in italiano, di scherzare e fare battute nella mia lingua madre: Dopo i primi 8 mesi ero più che in grado di scherzare anche in Tedesco ma, vi assicuro, non è mai la stessa cosa!

Quindi, se partire è un po’ morire (e rinascere) tornare e condividere l’esperienza all’estero, farne tesoro, permettere a chi ci vuole bene di conoscerci e scoprirci di nuovo per quello che siamo diventati, a seguito del nostro viaggio, beh non ha eguali!

 

Nadia Franzosi, insegnante di inglese e tedesco presso Centro Studi Ad Maiora

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