Il valore aggiunto del viaggiare

Penso sia capitato a molti di trovarsi all’estero e dover per forza esprimersi in lingua straniera per ottenere informazioni, acquistare biglietti, procurarsi cibo. Si sa, dunque, che non c’è modo migliore per approfondire la conoscenza di una lingua che immergersi in un contesto dove essa è l’unico mezzo di comunicazione possibile. Ma quando viaggiamo sono molte le competenze che mettiamo in atto e quindi affiniamo: organizziamo spostamenti, affrontiamo imprevisti, gestiamo un budget, a volte in valuta straniera, impariamo a leggere itinerari e tabelle orarie di bus e metro.

Viaggiare per migliorare, per crescere: è un tema che mi sta particolarmente a cuore e per questo vorrei raccontarvi un’esperienza di viaggio che è stata fondamentale per la mia crescita personale.

 

Da tanti anni io e mio marito facciamo parte di un’associazione che dal 2002 lavora principalmente a sostegno del Villaggio della Speranza (Dodoma, Tanzania) che cura e ospita bambini orfani malati di AIDS. Sono stata tre volte al Villaggio: la prima nel 2004, poi nel 2007 e nel 2008.

Ho avuto la possibilità di passare molto tempo con i bambini ospiti della struttura e utilizzando l’inglese come lingua ponte ho potuto comunicare e nel frattempo anche imparare qualcosa in swahili: jambo! o habari! (ciao!), asante (grazie), karibu (prego, ma anche benvenuto), jina lako nani? (come ti chiami?). Con i bimbi più piccoli giocavamo a contare con le dita fino a dieci (moja, mbili, tatu…) e poi tutte le mattine davanti alla scuola si cantava l’inno nazionale della Tanzania e la domenica le canzoni della messa.

Nel frattempo mio marito armato di dizionario comunicava con gli operai tanzaniani e ha imparato parole come nyundo (martello), ndoo (secchio), saruji (cemento), chini (giù) e juu (su: trattasi di un “falso amico” che può creare non pochi problemi quando si lavora in cantiere!).

 

Anche andare a far compere al mercato dell’artigianato o nei negozi di stoffe è stato particolarmente utile per praticare l’inglese, visto che gli acquisti richiedono lunghe trattative.   Invece fare la spesa ci ha fatto proprio immergere nella realtà quotidiana di Dodoma: girare per il mercato alla ricerca di frutta e verdura, entrare in un piccolo negozio per comprare i prodotti occidentali di cui sentivamo un po’ la mancanza (e vergognarci un po’ perché quello per i locali era un posto “per ricchi”). Spostarsi in città con i dala dala, furgoncini adattati al trasporto di persone, è un’esperienza unica, sebbene piuttosto pericolosa visto che vengono stipati all’inverosimile! Aspettare a lato della strada con una moneta in mano per un tempo indeterminato il passaggio di uno di questi mezzi, al suo arrivo pagare e poi salire tra i saluti e i sorrisi della gente, trovare un posto a sedere e farsi passare le borse della spesa dal finestrino: la capacità di adattarsi viene proprio messa alla prova!

 

Nel deserto abbiamo visitato villaggi remoti che sopravvivono grazie alla raccolta del sale, che richiede lunghe ore di lavoro, il trasporto a mano di legna e secchi d’acqua. Questi incarichi, come tutti i lavori più pesanti in Africa, venivano affidati alle donne: anche nei cantieri trasportavano sulla testa sacchi di cemento o secchi colmi di materiale e a volte avevano anche dei bambini legati dietro alla schiena! Abbiamo anche visto prelevare acqua tutt’altro che limpida da un pozzo scavato nel letto asciutto di un fiume.

 

Tutte queste esperienze hanno lasciato il segno. Ho riflettuto sul nostro modo di vivere e capito quanto siamo fortunati e sicuramente guardo con occhi diversi tutto quello che ho, ringrazio per la facilità con cui abbiamo accesso alle cure, al cibo, all’acqua.

Questo tipo di viaggio mi ha portato a queste riflessioni, altri tipi di esperienze possono influenzare diversamente la nostra vita, per esempio insegnarci ad essere meno ansiosi o spronarci ad essere più attivi, portarci ad introdurre nuovi cibi nella nostra dieta o darci nuovi idee per il lavoro. Di certo tutte ci offrono nuovi argomenti di conversazione e spunti per condividere concetti e punti di vista e accrescere il nostro bagaglio culturale.

 

Luisa Panzini, insegnante di inglese e francese, collabora con Centro Studi Ad Maiora