Il Viaggio, secondo me…

Credo sia la prima volta che scrivo nel blog in italiano e questa volta farò onore a una lingua che rappresenta il viaggio più grande della mia vita.

Sono nata e cresciuta a Buenos Aires, Argentina. Dopo un’esperienza di 2 mesi percorrendo l’Europa a 17 anni con Poli, la mia grande amica di viaggi, qualcosa è rimasto in me talmente radicato che dopo aver studiato in Argentina e viaggiato un po’, ho preso al volo la possibilità di venire in Italia con parte della mia famiglia.

Non è stato un viaggio facile, pur avendo scelto di intraprendere quest’avventura, il dolore e la paura di lasciare la propria terra c’è sempre.

 

Sono approdata senza sapere una parola di italiano, ma fortemente convinta di capirlo visto che se dallo spagnolo togli le “S” allora parli la lingua di Dante! Bene signori, mi son bastate 24 ore per capire che non funziona affatto così…

Avevo bisogno di imparare la lingua perché mi ero iscritta all’università e quindi, essendo una persona abbastanza autodidatta, ho pensato di comprare 2 libri di grammatica italiana e di rinchiudermi in una stanza finché non avrei finito di fare i 3 livelli di lingua che mi ero proposta di fare e; ce l’ho fatta!

 

Il mio italiano, era un cumulo di regole grammaticali e frasi fatte per potermi muovere e supplire alle mie necessità. Il grande viaggio cominciò quando mi addentrai nei particolari della lingua, la cultura e la sua geografia. Non avevo tenuto in conto però che questo sarebbe stato un duplice viaggio: da un lato avvicinarmi ad una nuova realtà, dall’altro nell’allontanarmi dalla mia cultura di origine cominciavo a scoprirla con altri occhi, forse con più nitidezza; al contrario di un miope, più mi allontanavo meglio vedevo.

 

Mi sono immersa nella musica italiana, De André, De Gregori, Dalla, Battisti, Capossela, Gaetano, Cocciante, Conte, Silvestri, diversi nomi, diversi stili, diversi periodi, loro sono stati per me grandi maestri della lingua, della storia, lo splendido cinema neorealista italiano, il teatro di De Filippo, di Fo, di Camilleri, di D’Annunzio, la gastronomia italiana che ti insegna mille modi per chiamare lo stesso piatto oppure impari che lo stesso nome corrisponde a diversi piatti nelle varie regioni. Più imparavo dell’Italia, più riscoprivo nel confronto l’Argentina.

 

Il viaggio è stato anche fisico, ho avuto la grande fortuna di poter girare lo stivale da nord a sud e da est a ovest. Sentire le varianti della lingua, i suoi dialetti, non capire nulla oppure sorprendermi che grazie ad altre lingue conosciute ci si può arrivare! Mi sono innamorata di posti minuscoli come Valeggio sul Mincio, che non avrei mai pensato potessero colpirmi, essendo una grande amante delle grande città.

 

La tappa più importante del mio viaggio in Italia è stata senza dubbio l’aver formato una famiglia, insieme ad Antonio, detto il Bresciano. La nascita dei miei figli mi ha stravolto la vita, come spesso succede. Nel mio caso, mi ha tirato fuori l’Argentinità che c’era in me. Appena nata Olivia volevo tornare a Buenos Aires, volevo prendere il primo aereo che ci fosse ed andare con la mia nuova famiglia  “a casa”. Perché succede un po’ così quando si viaggia, si sa che c’è sempre casa dove tornare in caso di bisogno. Sono stati i miei figli, Olivia ed Amedeo, ad insegnarmi che si può avere anche una “casa” qua, nel paese che avevo scelto solo per viaggiare. Si può anche viaggiare stando fermi.  E che nonostante la distanza ci si può sentire molto vicino al luogo di origine.

 

Parlo con i miei figli in spagnolo, loro sanno che con la mamma si parla castellano e con papà italiano. Non hanno mai vissuto in Argentina. Sono nati durante il nostro viaggio, quindi diciamo che sono nati con una valigia in mano. Antonio, nel momento che ha deciso di starmi accanto, ha capito che anche lui avrebbe dovuto viaggiare, e non è sempre semplice, non siamo tutti uguali e anche se oggi giorno si esalta il bisogno di viaggiare e conoscere il mondo, non tutti hanno questo “bisogno”.

Ho sempre amato muovermi, spostarmi, conoscere nuovi siti, culture, lingue e, credo che questa mia passione la stia trasmettendo anche a loro tre. Di fatto, a casa per il compleanno di ognuno di noi ormai non si chiedono regali in particolare o  giocatoli, noi sappiamo che a Febbraio, Aprile, Agosto e Novembre il festeggiato sceglie una meta e si parte in famiglia. Un weekend, una settimana, quello che la disponibilità di tempo ed il budget ci permettano di fare.

 

Credo che nel loro piccolo mondo di bambini, anche loro quando viaggiano fanno il duplice viaggio di scoprire il mondo ma soprattutto scoprire se stessi. Alla fine quando si dice che la vita è un viaggio non è altro che quello, vagare nel più profondo del nostro essere per capire chi siamo.

 

 

Il mio paese sono quattro baracche e un gran fango, ma lo attraversa lo stradone principale dove giocavo da bambino. Siccome – ripeto – sono ambizioso, volevo girar tutto il mondo e, giunto nei siti più lontani, voltarmi e dire alla presenza di tutti: “Non avete mai sentito nominare quei quattro tetti? Ebbene, io vengo di là”.
(Dal racconto “La Langa” di Cesare Pavese)

 

Alejandra Gimenez Cragnolino, insegnante di spagnolo e inglese presso Centro Studi Ad Maiora