La convivialità cinese

L’impatto con una nuova cultura, specialmente se si parla di una tradizione remota come quella cinese, è sempre carico di novità, situazioni inaspettate, usi a noi estranei, che ci meravigliano o ci sorprendono, talvolta facendoci perfino storcere il naso.

Una delle cose che più colpisce il visitatore occidentale, sia che si avventuri per le strade trafficate di Pechino, sia che passeggi nella tranquillità dei tradizionali hutong[1], è la maniera con cui i cinesi vivono la convivialità. Che si tratti di un gruppo di anziani che pratica taijiquan[2] nei parchi, al mattino presto, di una comitiva di amici o colleghi che pranza insieme chiacchierando animatamente, o di un ritrovo di signore che cantano e danzano all’aperto, ciò che più affascina il turista europeo e americano, abituato a una società che esalta l’individuo, è il forte senso di collettività che caratterizza l’intero popolo cinese.

Ricordo ancora la mia prima cena in compagnia di amici cinesi. Giunta da poche settimane a Pechino, stavo ancora cercando di abituarmi alla nuova atmosfera e al diverso stile di vita che caratterizzava le mie giornate. Non appena varcata la soglia dell’ingresso, una cameriera ci fa accomodare in una stanzetta laterale del ristorante, con al centro un enorme tavolo rotondo.
Dovete sapere che i tavoli cinesi, oltre ad essere di forma circolare, hanno la particolarità di possedere una lastra superiore rotante, agganciata al perno centrale, che è fisso. Su di essa vengono poste tutte le varie portate, senza distinzione fra antipasto, primo, secondo e contorno. In questo modo, nessuno si ciba di una sola pietanza, ma tutti assaggiano tutto, facendo girare la lastra finché non si trovano col piatto da cui vogliono accingere davanti a sé.

Immaginate il mio stupore e la mia meraviglia nel constatare che ciascuno di noi avrebbe potuto provare un po’ di ciò che gli pareva, quando in Italia è così difficile scegliere una sola voce dal menu! Ora, invece, tutti avevano la possibilità di scegliere una o più portate, che già sapevano essere di proprio gusto, e, in più, avrebbero assaggiato piatti nuovi, scelti dagli altri, e giudicare se fossero stati o meno di proprio gradimento. Senza considerare che, intorno a un tavolo circolare, nessuno si sente più o meno importante degli altri, nessuno si sente escluso o relegato in un angolino. Quante volte vi sarà capitato di provare un lieve imbarazzo nel dover decidere chi si debba sedere a capotavola o di sentirvi a disagio perché “segregati” in fondo alla tavolata, ai margini, quasi indesiderati? Sarete contenti di sapere che, in Cina, seduti comodamente attorno a un tavolo circolare, queste situazioni spiacevoli sono facilmente evitabili, un po’ come ad una moderna Tavola Rotonda.

Certo, anche in Cina esistono i tavoli rettangolari, ma vi avrei forse invogliati a visitarla se vi avessi parlato di qualcosa che trovate anche in Occidente?

[1] Hutong: stretti vicoli o piccole stradine formati da file di abitazioni tradizionali cinesi. Solitamente si trovano nel centro della città e sono l’espressione della struttura originaria delle antiche città cinesi.

[2] Taijiquan: più noto come Tai Chi, è un’arte marziale cinese, nonché pratica di salute per il corpo, caratterizzata da movimenti lenti e armoniosi che favoriscono equilibrio e benessere per il corpo e per la mente.

 

Francesca Ghilardi, insegnante di lingue e amica di Centro Studi Ad Maiora