LE DIFFICOLTÀ NELLO STUDIO DI UNA LINGUA STRANIERA E COME AFFRONTARLE 

Tutti noi, docenti compresi, dobbiamo affrontare o abbiamo affrontato in passato delle difficoltà nell’approccio ad una lingua straniera. Secondo il mio punto di vista le principali sono: la vergogna o timidezza, il pensare con una mente italiana e strutture radicate che derivano da studi precedenti.

Quindi, come fare per cercare di affrontarle e svolgere al meglio lo studio di una nuova lingua?

Patiamo dal primo punto: la vergogna o timidezza. Molti di noi quando devono parlare una lingua straniera provano vergogna perché sentono di non avere il livello adeguato, che gli mancano molti termini e quindi provano come prima reazione un rifiuto totale della lingua straniera che comporta grosse difficoltà nello studio. In questo primo caso è necessario, se si è interessati, trovare piccoli gruppi di studio in cui gli altri studenti abbiano il nostro stesso livello. Per quanto riguarda la timidezza come tratto caratteriale purtroppo l’unica soluzione è vincersi e provare a buttarsi senza paura di sbagliare perché solo attraverso l’errore si può crescere. Anche in questo caso il mio consiglio è la scelta di corsi individuali o in piccoli gruppi dove le lezioni possono essere più mirate per poi, una volta acquisita una sicurezza sufficiente, fare il salto con gruppi più numerosi di studenti.

Il secondo punto che io reputo un problema soprattutto quando ci si approccia alla parte grammaticale è il continuare a pensare con una mentalità italiana e dunque ricercare la corrispondenza delle strutture che noi già conosciamo nella nostra lingua madre, nella lingua straniera. La maggior parte delle volte si possono trovare dei parallelismi ma bisogna capire che una lingua è a sé, dev’essere inserita all’interno di un contesto culturale e una mentalità diversa dalla nostra e quindi accettarla e recepirla come altro rispetto a quello che noi già conosciamo.

L’ultimo punto che voglio sottolineare è il fatto che molte volte gli studenti si approcciano ad una lingua con un bagaglio che deriva da altri studi passati e quindi si presentano con delle strutture radicate che poi è difficile destrutturare. Il problema principale è se queste strutture sono scorrette e quindi l’approccio alla lingua è reso ancora più difficile perché l’alunno si scoraggerà nel vedere che gli errori ripetuti sono sempre gli stessi. A questo punto sta nell’abilità dell’alunno l’approcciarsi con una mentalità nuova, senza ovviamente dimenticare tutto ciò che è stato appreso fino a quel momento, ma sicuramente con una mente molto aperta che gli permetta di prestare un’attenzione maggiore alle problematiche ricorrenti per vedere l’errore come una risorsa più che un problema.

Secondo il mio punto di vista questi sono tre degli aspetti che possono minare l’autostima dello studente-tipo e dunque portarlo ad un approccio che non sarà più propositivo e nemmeno sereno della lingua. Dunque, come agire? Bisogna cercare di approcciarsi alla lingua straniera con tanto spirito di iniziativa, vincendo la paura di esporsi e, infine, vedere l’errore come un alleato e non come un nemico delle proprie capacità.

 

Marta Botti, insegnante di inglese e spagnolo. Collabora con Centro Studi Ad Maiora