Non solo Erasmus

Ricordo uno dei miei ex studenti essere particolarmente ligio ai propri doveri, i suoi compiti erano sempre svolti con regolarità, oltre ad essere sempre corretti… non potei fare a meno di chiedergli dove trovasse il tempo di dedicare cotanta devozione allo studio e all’apprendimento della lingua inglese, inoltre, essendo uno studente ed un lavoratore full time, gli chiesi anche se la cosa lo appassionasse per qualche motivo in particolare. La sua risposta fu semplice: l’affetto. La fidanzata era una studentessa di lingue e letterature straniere e si erano ritrovati, per una ambigua concatenazione di eventi, ad essere ambedue alle prese con espressioni idiomatiche, verbi modali, ed altri elementi che per molti (non di certo per me) possono risultare “l’antipatica ma indispensabile grammatica”. Affetto quindi, quando imparare vuol dire farlo anche per amore. Un caso non del tutto isolato se si pensa ad una mamma che, al fine di essere partecipe ad un importante evento del proprio figlio come solo sostenere un esame di lingua può essere, è disposta anch’essa a riaprire libri impolverati, magari incoraggiandolo e aiutandolo col ripasso, lo studio, la memorizzazione. Non è forse vero che imparare fortifica i rapporti? Che mentre un’equazione ha un unica soluzione, una conversazione (in qualunque lingua al mondo) può assumere ogni genere di sfaccettatura? Che se ci si intrattiene in una lingua straniera, si solidifica non solo l’aspetto linguistico ma anche quello umano? Per non ricorrere al più classico degli esempi, gli studenti Erasmus, che in un anno crescono sotto ogni punto di vista, ma si sa, è l’abilità comunicativa in lingua e quella dei rapporti umani a giovarne di più. Durante i miei anni di studio, non pochi sono stati gli studenti e le studentesse di cui ho fatto conoscenza, provenienti da ogni parte del mondo, con una gran voglia di espandere i loro orizzonti. E se è vero che le amicizie create sono state moltissime, è altrettanto vero che la motivazione principale rimaneva la voglia di apprendere una nuova lingua straniera. Ricordo benissimo i gesti a cui si faceva ricorso nei primi giorni perché non si sapeva utilizzare quel determinato verbo, e i rispettivi congiuntivi  e condizionali perfetti il giorno della partenza di ritorno a casa. Ma l’amicizia aveva aiutato tutto ciò, il divertimento, l’appassionarsi a qualcosa soprattutto per merito di una relazione umana. Ebbene, le lingue straniere non aiutano solamente il chiedere indicazioni in aeroporto, ordinare in un ristorante o visitare un museo. Le lingue straniere plasmano noi e tutti intorno a noi, danno vita a bellissime relazioni durature nel tempo, famigliari, d’affetto, d’amore e d’amicizia, che, per un motivo o per l’altro, gettano sempre le basi con la coniugazione del verbo essere, alla prima persona singolare.

 

Megi Metushi, insegnante di inglese e tedesco presso Centro Studi Ad Maiora