Perché viaggiare da solo quando vuoi migliorare una lingua

Con l’eccezione di qualche esperienza al liceo e qualcuna all’università, tra cui l’Erasmus in Scozia, ho sempre preferito viaggiare da sola quando l’obiettivo era migliorare una lingua straniera. Non rimpiango, anzi sono felice, di aver fatto le prime esperienze con le amiche, come la prima vacanza studio e il lavoro di ragazza alla pari in un college a Londra. Partire con loro ha dato a me e ai miei quella sicurezza che, se le cose non fossero andate nel modo migliore, sarei stata in buona compagnia. Mi occorre ricordarlo ora quando le mamme vorrebbero mandare i loro figli da soli a 13 o 14 anni, ma se il ragazzo non se la sente è inutile forzarlo, anzi, si potrebbe ottenere l’effetto contrario. Se, diversamente, il ragazzo è contento di intraprendere quest’avventura, allora si, è da incoraggiare.

Credo che tutte le esperienze fatte all’estero siano state utili dal punto di vista formativo, non solo linguisticamente parlando, ma, in generale, come primo passo per entrare mondo degli adulti. Quando ero a Monaco in Germania, ospite in un pensionato di ragazze è venuta mia cugina a trovarmi. Le ho raccontato un po’ le dinamiche del pensionato, le gelosie che si creavano tra ragazze e piccole problematiche da affrontare, come il furto di cibo dai frigoriferi… non sapendo chi incolpare, visto che non avevo nessuno che potesse garantire per me, nessuno che potesse dire che ero una brava persona, potevo essere anch’io sul banco degli imputati! Questa considerazione mi ha fatto riflettere parecchio, ero in un paese straniero, da sola e da sola mi facevo conoscere per la persona che ero. Se ci penso ora, questo si che vuol dire prendersi le proprie responsabilità, accettare che non c’è nessuno che può difenderti, garantire per te ma, con il tempo, puoi far comprendere agli altri chi sei.

Sempre a Monaco ricordo di aver conosciuto una ragazza italiana che non sapeva il tedesco.. non che il mio fosse perfetto, ma me la cavavo bene. Al supermercato le avevano dato 10 marchi in meno di resto, ma lei non sapeva come spiegarsi e chiedergli. Allora mi sono armata di coraggio, pensavo che avrei dovuto sfidare il responsabile e che gli avrei dovuto fornire una serie di dettagli, la mia parola contro la sua… in realtà è stato più semplice del previsto: la cassiera, una ragazzina intimidita, le ha restituito i soldi, scusandosi.

Tante persone mi hanno detto che ero coraggiosa, dopotutto passavo diversi mesi fuori casa da sola, ma io ho sempre pensato che, se fosse accaduto qualcosa, nella peggiore delle ipotesi, sarei tornata indietro. Ho vissuto queste esperienze appieno, assaporandole fino in fondo, ma nell’ottica del gioco, con un atteggiamento di fondo rilassato.

Quando sono arrivata a Londra a 20 anni, volevo davvero migliorare l’inglese, fare il salto di qualità. Mio cugino Alessandro mi avrebbe ospitato volentieri, ma quando gli ho chiesto che lingua parlavano in casa, la risposta è stata: “francese”, visto che sua moglie era canadese. Avrei potuto fare da baby-sitter alle sue figlie ed abitare in una casa molto bella in una zona posh, elegante, di Londra, ma la mia priorità era l’inglese. Con la stessa fermezza, qualche mese dopo, insieme alla mia amica Valerie, ho conosciuto dei ragazzi francesi che si erano offerti di ospitarci, anche per condividere le spese… ma, no! Io dovevo migliorare l’inglese. Quindi sono rimasta dalla signora dello Sri Lanka che mi ospitava, la mia landlady, nobile decaduta, da quanto mi raccontava (chissà poi se era vero), che abitava nel bel quartiere di Regent’s Park, nella villetta un po’ meno elegante con la tipica moquette inglese, un po’ decaduta anche quella. Mi faceva pagare il detersivo, le spese del riscaldamento e mi ha riparato il buco al vetro della finestra solo quando l’ho avvisata che le avrei dato la disdetta. Allora, oltre alla riparazione della finestra, ho ottenuto anche uno sconto sull’affitto!

Tutte queste piccole azioni, insieme al mettermi alla prova in lavoretti come ragazza alla pari e cameriera, mi hanno fatto crescere, mi hanno fatto diventare una ragazza un po’ più adulta e responsabile perché non c’era nessuno ad aiutarmi o consolarmi. Per questo motivo consiglierei sempre ad un ragazzo un’esperienza all’estero e, se se la sente, senza amici. Tanto gli amici li conoscerà presto, sul posto!

Maria Tagliaferri, Responsabile Formazione di Centro Studi Ad Maiora, Direttrice insieme a Concetta Donvito dal 1998.
Appassionata di lingue e di culture diverse, crede che il modo migliore per imparare una lingua sia attraverso l’esperienza e il divertimento organizzati in un metodo esperienziale nel quale desidera cimentarsi.

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