Se sperimento imparo…

Parlando con i genitori quanto spesso mi capita di sentire: “Si, Marco studia inglese a scuola, ma non lo sa parlare” oppure: “Ho fatto inglese tanti anni fa, ma sono in grado di aiutare Chiara che ha 12 anni, fanno cosi poco a scuola”. Di chi è la “colpa”? La scuola tradizionale utilizza sistemi non propriamente moderni, questo è vero, inoltre gli insegnanti si trovano spesso a dover gestire in aula diverse situazioni e non c’è il tempo o mancano gli strumenti per far appassionare i bambini all’inglese. L’inglese è una lingua, l’espressione di una cultura e di un popolo. Come docente di lingua inglese mi ritengo privilegiata nell’essere lo strumento che avvicina l’allievo alla lingua…. Che fortuna poter avere l’imbarazzo della scelta nell’insegnare un argomento come, ad esempio, “food”. Quando ho assaggiato per la prima volta il kebab mi ricordo la mia amica che esclamava: “be careful, it’s very spicy!” se potevo avere dei dubbi, dopo averlo assaggiato, ho capito che “spicy” voleva dire “piccante”. Nel provare un paio di pantaloni in cui stavo dentro due volte, la commessa mi dice “These trousers are too loose for you”; anche in questo caso non ci è voluta una laurea in ingegneria per capire il significato. Se sperimento capisco, ricordo, imparo… è cosi, semplice e divertente. E’ questo che dovrebbe essere messo in pratica nelle nostre scuole, non possiamo sempre difenderci in affermazioni come: “noi italiani siamo negati, mentre i popoli dell’Est Europa sono portati per le lingue”. Nel momento in cui sperimentiamo una lingua, iniziamo a farla nostra e diventa tutto più semplice e naturale, quindi più role-play, ossia simulazioni di vita reale, riusciamo a mettere in atto, più padroneggiamo la lingua. E’ vero, le prime volte ci si sente sciocchi, ricordo quando appena arrivata a Londra giravo i locali per chiedere se avevano bisogno di una cameriera, di un aiuto, variavo le espressioni imparate cercando di scegliere quella che mi sembrava più “normale”: “Are you looking for help?” “Have you got vacancies?” “I’d like to apply as a waiteress” e mi sembrava strano che mi capissero… dopotutto non mi capivo neanch’io! Poi, con il tempo e la pazienza, la cosa è diventata normale, ho iniziato a lavorare, a prendere gli ordini e, nei momenti di tranquillità, a parlare con i clienti e con i colleghi. Ricordo quando durante il progetto Erasmus con alcuni amici conosciuti discutevamo in modo acceso su alcuni argomenti, parlavo con un ragazzo americano e con uno scozzese; eravamo talmente presi nella discussione che ad un certo punto l’americano dice: “We are so involved that I was forgetting English is not your mothertongue…”, ossia: “Siamo cosi presi dalla discussione che mi stavo dimenticando che l’inglese non è la tua lingua madre…” “E’ vero”, ho pensato con orgoglio, non ci stavo pensando neanch’io! Quando si arriva a questo, al fatto di voler difendere a tutti i costi le proprie idee, al desiderio di comunicare con una persona per esprimere i propri sentimenti, vuol dire che hai raggiunto la sicurezza necessaria per esprimerti in modo esaustivo nella lingua straniera che, a questo punto, non è poi tanto straniera. Per arrivarci puoi essere condotto da chi lo fa di mestiere e non occorre tanto tempo da passare sui libri, ma è più utile creare spazio per quei due appuntamenti settimanali ai quali non mancare…

 

Maria Tagliaferri, Responsabile Formazione di Centro Studi Ad Maiora, Direttrice insieme a Concetta Donvito dal 1998.
Appassionata di lingue e di culture diverse, crede che il modo migliore per imparare una lingua sia attraverso l’esperienza e il divertimento organizzati in un metodo esperienziale nel quale desidera cimentarsi.

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