Sesso? Meglio al buio! Ovvero: Quando il messaggio va oltre le parole

La lingua utilizzata in ambito promozionale e pubblicitario ha una forma assolutamente strutturata e codificata, oggetto peraltro di numerosi e approfonditi studi già a partire dalla seconda metà degli anni ’70.

Come qualsiasi altra forma comunicativa umana è soggetta (e assoggettata) agli usi e costumi della società dei parlanti nella quale viene creata ed è quindi superfluo dire che ogni bacino linguistico sviluppi forme e strutture proprie, adatte al proprio pubblico e conformi alle proprie norme sociali.

Ma andiamo ai fatti (non temete, troverete profonda coerenza con il titolo!): sono rimasta profondamente e, lo ammetto, positivamente colpita da una campagna pubblicitaria che ritengo assolutamente vincente proposta dal Ministero dell’Ambiente tedesco, ornai cinque anni or sono.  L’ideatore, con un semplice web-spot di 30 secondi, è riuscito nell’assai arduo intento di interessare l’osservatore ad un tema scomodo e tristemente trito quale quello della tutela dell’ambiente mascherando egregiamente il messaggio formativo dietro le mentite spoglie di un miniclip divertente e un po’ piccante.

L’intreccio? Una ragazza torna a casa, trova i genitori in una posa inequivocabile in salotto e, con un’espressione in viso che vi prego di notare,  spegne la luce.

Il messaggio? Se ogni famiglia tedesca risparmiasse il 5% dell’elettricità potremmo chiudere una centrale a carbone all’anno.

L’opinione pubblica tedesca (e non solo) si è indignata a tal punto dello “spot a luci rosse” da fare da cassa di risonanza alla campagna, dandole così indirettamente una visibilità prolungata e amplificata.

Qual è lo spunto linguistico? In questo caso la riflessione non riguarda necessariamente il linguaggio verbale ma tutte quelle forme comunicative che sono diventate di diritto anfitrioni del messaggio pubblicitario, portavoce di bisogni e di mercati, di trend e di sviluppi sociali. Come osservatori, interessati, potenziali acquirenti o clienti attivi dobbiamo essere in grado di leggere fra le righe, di comprendere come il messaggio pubblicitario vada oltre le semplici parole o immagini ma si muova su binari propri, creando messaggi talvolta volutamente complessi, fuorvianti o socialmente discutibili. Il messaggio va quindi oltre le parole, divenendo esso stesso l’oggetto intrinseco dello spot pubblicitario, sebbene talvolta in modo squisitamente camuffato.

Ora che ci abbiamo riflettuto, è giunto il momento di vedere questo piccolo pezzo di storia, ormai passata, sottoforma di spot socialmente utile di una manciata di secondi che, a onor del vero, ha fatto parlare di sé per mesi sul web pur non mostrando nulla di più di quanto sia regolarmente fruibile da ogni utente (anche in prima serata in tv).

Lo spot è visualizzabile su Youtube, qui: https://www.youtube.com/watch?v=EiMoAZumGrM

E il mondo ringrazia!

 

Nadia Franzosi, insegnante di inglese e di tedesco presso Centro Studi Ad Maiora