Un’italiana non troppo italiana in cucina!

Sono un’italiana, ne sono orgogliosa, ma altrettanto orgogliosa di essere piuttosto atipica, partendo dal fatto che mi piace camminare…. nell’immaginario dei nord Europei gli italiani prendono l’auto per andare al pub round the corner – mentre io vado volentieri a piedi tutte le volte che posso – al fatto che all’estero mi piace socializzare con gli stranieri, piuttosto che i nostri connazionali – niente di personale, è solo che se sono in un paese straniero desidero immergermi il più possibile nel contesto – al fatto che adoro assaggiare piatti della cucina locale, considerandoli un arricchimento culturale.

Fino ai 25 anni non ho mai provato nessuna gioia particolare nel bere il nostro caffè che dobbiamo ricordarci di chiamare “espresso” per non trovarci a bere il caffè lungo, ossia il Kaffe nei paesi di lingua tedesca e coffee nei paesi di lingua inglese… questo aspetto ha gettato dubbi sulle mie origini perché un’italiana che non beve il caffè “vero” non sembra possa esistere.

Per assurdo, non ho imparato a cucinare da mia mamma, come ogni ragazza italiana che si rispetti, ma nelle occasioni più disparate e quasi sempre in paesi stranieri. Una versione più light delle melanzane alla parmigiana mi fu insegnata dalla direttrice di un college a Londra il giorno del mio compleanno per festeggiarmi. E cosi ho imparato che melanzana in inglese si dice aubergine e che il nostro piatto tradizionale gli inglesi lo chiamano “aubergine parmigiana” e se vuoi sbucciare le melanzane, you remove the skins e, dopo averle grigliate (grilled), le cuoci al forno, ossia bake.

Mentre le polpettine con il macinato, ossia meatballs with minced meat, anche se quelle che faceva Rachele, la governante in casa di mia nonna, erano squisite ed erano con le verdure, le ho imparate dalla mia compagna italo-austriaca- australiana (non è un errore, aveva tre nazionalità) di appartamento a Klagenfurt in Austria. Diversamente da mia nonna, ci metteva parecchie spezie, spices come oregano, caraway, curry and chives, ossia nell’ordine origano, cumino, curry ed erba cipollina.

A Berlino, invece, poco dopo la caduta del muro, come ragazza alla pari cucinavo la Tomatensuppe, la famosa zuppa di pomodoro, seguendo la ricetta della mia padrona di casa, acquistando al mercato gli ingredienti per preparare, appunto, la Suppe – che mai avevo fatto – e verificando, giusto per sicurezza, qualche ingrediente e procedimento sul dizionarietto tascabile con il dubbio fino alla fine che potessi realizzare qualcosa di commestibile. D’altra parte mi aveva scelto perché nella lettera di presentazione avevo scritto che la mia passione era cucinare… incredibile faccia tosta!

A Monaco insegnavo alla giovanissima moglie polacca del principe di Hohenzollern (non sto scherzando!) a fare il risotto alla milanese, mentre sostituivo la mia amica che era peggio di me. Era convinta che avrebbe imparato la cucina italiana dalla sottoscritta ed era pronta ad assumermi, ma non avevo la minima intenzione di iniziare quell’avventura, visto che avevo altri interessi,  anche perché dopo il risotto alla milanese, questo imparato veramente da mia madre, le melanzane alla parmigliana light, le polpettine australiane e la Tomatensuppe, non avrei avuto molte altre carte da giocare!

Maria Tagliaferri, Responsabile Formazione di Centro Studi Ad Maiora, Direttrice insieme a Concetta Donvito dal 1998.
Appassionata di lingue e di culture diverse, crede che il modo migliore per imparare una lingua sia attraverso l’esperienza e il divertimento organizzati in un metodo esperienziale nel quale desidera cimentarsi.