VIÀTIUS

“E pronti a partire, rischiare la strada, i fiori più veri non son quelli di serra!” canticchiavo nella mia adolescenza da Scout, sui sentieri, non solo delle nostre valli bresciane. Insieme ai quei passi crescevo anch’io. Per questo considero che il cammino sia una dimensione interiore e che, come tutte le cose che vengono da dentro, per crescere, debba essere coltivata. Sembrerebbe banale. Se però mi fermo e penso a quanta strada ho percorso finora, non saprei nemmeno quantificarla con l’unità di misura giusta. Infatti, la parola viaggio viene dal latino viàtius, cioè “che riguarda la via o il cammino”. E questo può essere quantificabile in termini di chilometri macinati, paesi visitati, persone conosciute, amori vissuti, libri letti, o semplicemente in termini di crescita personale.

 

Il mio cammino ha sicuramente preso una piega interessante dopo gli studi in Scienze Politiche Internazionali che mi hanno permesso di lavorare, e dunque, viaggiare, in molti paesi. Ma più penso a queste esperienze nei paesi terzi, più non posso e non riesco a dissociarle da quella che è una dimensione relazionale molto forte, con la gente di altre culture. Per me il vero viaggio è stato l’incontro, l’abbraccio fraterno con un mondo sconosciuto e che a poco a poco si rivelava attraverso le persone, che oggi chiamo amici, che hanno voluto farmelo scoprire.

 

In questo senso, anche l’insegnamento, in una classe eterogenea, con tante persone provenienti da paesi e culture distinte, è un viaggio straordinario, all’insegna di ciò che unisce: passione e volontà di conoscere, curiosità, piacere di imparare oltre ad una nuova lingua, anche tutto il sostrato culturale che la produce e insieme il suo uso più efficace nel mondo odierno. Per me la dimensione relazionale della formazione è il vero viaggio della vita, ovunque sia!

 

Serena Nicolì, insegnante di spagnolo presso Centro Studi Ad Maiora