Del come mi sono felicemente “crucchizzata”

Se avete avuto occasione di seguire uno dei miei precedenti interventi in questo blog, avrete colto la mia sfrontata e patologica passione per il mondo tedesco e tutto quanto ne abbia una verosimile somiglianza.

Durante una lezione al liceo che ho frequentato un’estate di tanti anni fa a Regensburg ho sentito pronunciare dal professore di tedesco l’espressione “Multi-kulti Gesellschaft”. Lì per lì l’ho trovata divertente, aveva un non so che di musicale con tutte quelle “l” che si susseguivano ben ordinate. Tant’è che tornando a casa nel pomeriggio me la ripetevo nella mente e sorridevo pensando a quanto fossero originali questi tedeschi nel coniare neologismi da spot pubblicitario.

Ma, poi, che significato aveva davvero questa parola? Era un nome o un aggettivo? E se era un aggettivo perché non era declinato?… La faccenda si faceva seria e dovevo venirne a capo. Così ne parlai con la mia Gastmutter che, da brava e ineccepibile insegnante qual era, mi guardò con un’espressione attonita (avevo fatto una domanda così insensata?) e poi decise di spiegarmi che Multi-Kulti altro non era che una abbreviazione dell’aggettivo multikulturell (multiculturale).

Svelato l’arcano. Questo aggettivo da quel momento entrò nel mio personale vocabolario e lo feci così tanto mio da trasformarlo nel mio stile di vita, aperto ad ogni forma di scambio ed abbraccio con altre culture.

È stato così che ho vissuto tutte le mie esperienze in Germania: pronta ad assorbire quel nuovo mondo a braccia e mente aperte.

Al mio rientro in Italia i miei amici non mancavano di farmi notare come mi stessi sempre più “crucchizzando”. Musica per le mie orecchie. L’amore che ho sempre nutrito per il mondo germanico aveva preso forma….o meglio gestualità.

Come moltissimi italiani anche io ho sempre gesticolato molto mentre parlo e credevo che questa caratteristica mi aiutasse anche a capire le espressioni facciali, i tic, i movimenti delle altre persone. Finché non ho visto fare a dei ragazzi tedeschi questo gesto misterioso e incomprensibile, una sorta di “metti la cera, togli la cera” alla Karate Kid davanti al proprio viso: che cosa stavano mimando? Forse parlavano di come stendere una qualche miracolosa crema? Oppure era un nuovo modo di salutarsi, un messaggio in codice? Nulla di tutto ciò. È venuto fuori che quello strano gesto significava “Sei matto” o “È matto”. Mi sembra ancora poco logico ma vi confesso che lo uso spesso anche io.

Altra abitudine tedesca che è spontaneamente entrata nella mia routine è stata esigere che tutti si tolgano le scarpe entrando in casa. Lo “Schue Ausziehen!” è una regola imprescindibile, non solo per questioni logicamente igieniche, ma anche per praticità e furbizia: niente scarpe, meno sporco da pulire. Questo si chiama ottimizzazione e riduzione delle noiose faccende domestiche.  

Avrei tante altre qualità da elencare che ho preso in prestito dal mondo tedesco e ho indossato come fossero abiti confezionati su misura per me. Ma la lista è lunga, interminabile, proprio come il desiderio di scoprire sempre qualche particolarità legata ad una cultura diversa dalla nostra, per distante o vicina essa sia.

Voglio concludere raccontandovi di come ho fatto inorridire alcune colleghe bon-ton una volta che in ufficio (chiaramente in Italia) ho tirato fuori dalla mia pratica, comoda e ordinaria borsa un fantastico Bananen-Box, ovviamente giallo sgargiante. Che cosa mai poteva essere se non un geniale porta banane da borsa per avere pronta, fresca e in perfetto stato la mia dose quotidiana di potassio? In Germania tutti lo usano, dagli scolaretti per lo spuntino mattutino (altro che merendine!) alle più rigide e austere contabili. Da che l’ho scoperto non me ne sono più separata.

Anche questo, è proprio il caso di dirlo, è frutto della muticulturalità!

Monica Di Paolo, insegnante di inglese e tedesco. Collabora con Centro Studi Ad Maiora