ORIENTARSI IN CITTA’

Ricordo un episodio particolarmente assurdo e ridicolo che è capitato a me e mio marito durante una vacanza a Lanzarote. Nel 2017, a fine gennaio/inizio marzo, io e mio marito abbiamo trascorso dieci giorni nella bellissima isola delle Canarie, che si è rivelata una vera sorpresa, perché oltre ad offrire paesaggi incantati (spiagge vulcaniche, mare cristallino, parchi naturali), si è rivelata anche molto interessante da un punto di vista degli itinerari culturali, in particolare rispetto a quelli legati alla figura dell’artista Manrique, che ha progettato diversi edifici e luoghi molto suggestivi ed ha reso l’isola un museo a cielo aperto. Il progetto edilizio di Manrique rappresenta, in molti casi, un mirabile esempio di architettura organica: gli edifici sono realizzati con materiali naturali presenti sull’isola e sono caratterizzati da una compenetrazione di spazi interni ed esterni che permettono di superare la rigida divisione dentro/fuori e rendono la natura con i suoi elementi parte della casa e la casa un qualcosa che si apre e si fonde con il paesaggio; pertanto è possibile ammirare stanze come il salotto di una casa con un albero al centro della stanza. Sempre a Manrique si deve una certa “protezione” dell’ambiente naturale dell’isola: gli edifici, non superano i due piani di altezza e non sono presenti densi agglomerati edilizi. L’unico luogo che rappresenta un’eccezione è Arrecife, la capitale dell’isola, nella quale sono presenti edifici che superano i due piani e complessi edilizi più simili a quelli che caratterizzano le caotiche metropoli moderne. E proprio Arrecife è stato il luogo nel quale io e mio marito abbiamo vissuto una bizzarra esperienza … Un giorno abbiamo deciso di visitare la città e vi ci siamo recati con la macchina che avevamo preso a noleggio. Una volta arrivati, abbiamo parcheggiato la macchina in un autosilo ed abbiamo proseguito a piedi alla volta del centro cittadino. La visita della città ci ha impegnato diverse ore, che abbiamo piacevolmente trascorso, scoprendo il vivace centro, le vie colorate ed affollate, la passeggiata lungo il mare e l’antica fortezza sulla spiaggia … Verso sera, stanchi e contenti, abbiamo deciso di rientrare in albergo per la cena, ed è stato allora che è cominciato l’assurdo, perché quando io ho detto a mio marito: “ok torniamo alla macchina”, lui mi ha domandato: “dov’è che abbiamo parcheggiato?”. La domanda è stata per me una doccia fredda; mio marito ha un senso dell’orientamento davvero sviluppato e riesce a memorizzare le strade con facilità, anche dopo averle percorse una sola volta, mentre io riesco a perdermi in un bicchiere d’acqua: riesco a ricordare un percorso dopo averlo fatto parecchie volte e se non è troppo complesso. Quindi, sentirmi chiedere da lui dove fosse il parcheggio è stato davvero un dramma. Gli ho immediatamente domandato se non ricordasse proprio per niente dove si trovasse il parcheggio e, quando lui mi ha risposto di no, gli ho chiesto se aveva memorizzato sul telefonino, se non la posizione della macchina, almeno il nome della via … ma lui mi ha detto di non aver fatto nulla di ciò, di essersi dimenticato. Come se ciò non fosse abbastanza, anche io avevo dimenticato di leggere il nome della via nella quale si trovava il parcheggio! Da non credere! Allora mio marito mi ha suggerito di domandare indicazioni ai passanti ed io ho cominciato ad andare in ansia, perché non sapevo come rivolgermi alle persone e spiegargli che non ci eravamo persi noi, come di solito capita, ma avevamo “perso la macchina parcheggiata”! Ho incominciato a ripetergli in preda all’ansia: “ci prenderanno per due matti! Ci prenderanno per ubriachi o drogati!” e “come faccio a spiegare una cosa del genere?”. Ma lui insisteva che io provassi a parlare con le persone e a chiedere aiuto. Io pensavo a come spiegare la situazione, perché, oltre al fatto che dovevo descrivere l’accaduto in una lingua diversa dalla  mia, avevo anche parecchi dubbi su come fare a chiedere aiuto in una situazione così assurda. Mi preoccupava anche il fatto che, molto spesso, quando si chiedono indicazioni fornendo il nome della via ed il numero civico, ci si imbatte in soggetti non sempre ben disposti o pronti a collaborare ed io dovevo spiegare che noi due imbranati, per non definirci in altri modi, non ricordavamo nulla del luogo in cui avevamo parcheggiato. Ma non c’erano altre alternative. Ho provato a rivolgermi ad una signora che stava passando accanto a noi e, devo dire, mi sono davvero sorpresa di come ha reagito: mi ha ascoltato con pazienza, ovviamente sorridendo per la bizzarria del fatto, e si è resa disponibile ad aiutarci. Ha cercato di capire in quale zona della città potesse essere il parcheggio: ci ha chiesto se esso era coperto o scoperto e se ci ricordavamo qualcosa degli edifici vicini ad esso, della strada, ecc. Poi, ha coinvolto altre persone per avere un ulteriore aiuto. Fortunatamente, a mio marito è venuto in mente che vicino al parcheggio c’erano delle case in costruzione ed un negozio di abiti da cerimonia. Con questi scarni dettagli, le persone intorno a noi hanno cominciato a fare ricerche sui cellulari e ragionamenti, ed hanno localizzato l’autosilo dove, secondo loro, poteva trovarsi la nostra macchina. Ci hanno spiegato la strada da percorrere e qualcuno ci ha anche suggerito di fare sempre una fotografia al nome della via in cui si parcheggia … Mi ha piacevolmente colpito il calore e la disponibilità delle persone: se non fosse stato per loro non so cosa avremmo fatto (magari saremmo ancora là a cercare la macchina!) … Credo che sia sempre utile cercare di avere un dialogo, anche quando si ha vergogna o si teme di essere fraintesi; nel momento in cui si è chiamati ad interloquire esistono diverse forme di ansia legate a motivi sociali, di contesto, ecc., e, nel caso di doversi esprimere in un’altra lingua, dovute anche alla “prestazione”, alla “performance”, ma, sono anche convinta se si superano le paure, o i pregiudizi, ci si può scoprire più vicini agli altri di quanto non si pensava … Di Lanzarote ho portato a casa, tra i vari ricordi dei luoghi incantati,  anche il ricordo delle persone: allegre, loquaci e disponibili … mi hanno fatto sentire la benvenuta durante tutto il soggiorno.       

Michela Capra, insegnante di russo e inglese. Collabora con Centro Studi Ad Maiora